Terza edizione di CAT ad Orvieto il 3 luglio 2010
Si chiama CAT, “Cracca al Tesoro” (o “Crack a Treasure” in lingua inglese), il nuovo gioco a squadre che chiamerà a raccolta hackers da tutta Italia per una sfida all’ultimo byte il giorno sabato 3 luglio 2010 ad Orvieto
CAT – Cracca Al Tesoro è una versione moderna e tecnologica della ben nota Caccia al Tesoro e richiede ai giocatori che compongono le diverse squadre di superare una serie di sfide per arrivare al premio finale.
Gli strumenti per superare le sfide sono semplici: un computer portatile, una connessione Internet wireless e molta, molta intelligenza, tenacia, pazienza e competenza tecnologica.
Si tratta, infatti, di “craccare”, cioè violare, le barriere di sicurezza che gli organizzatori creeranno attorno ad una serie di “access point” strategicamente disposti per accedere alle indicazioni che porteranno alla tappa successiva.
Di tappa in tappa, superando barriere sempre più complesse e articolate e individuando, gli “access point” che compongono il percorso, le squadre di “ethical hackers” giungeranno, alla fine del percorso, ad individuare la sfida finale, il Tesoro, che dà titolo alla gara.
Così gli sfidanti dovranno dare prova di intelligenza intuitiva per individuare gli “access point”, capacità tecniche per violarne le protezioni, senso di squadra per organizzare un lavoro di équipe. E naturalmente senso goliardico per cogliere lo spirito di divertimento dell’iniziativa, serissima dal punto di vista dei contenuti, delle “regole di ingaggio” delle difficoltà tecniche, ma allegra e giovanile nel suo modo di manifestarsi e di svolgersi.
In palio per i vincitori apparecchiature e gadget tecnologici, magliette e la soddisfazione di avere sfidato gli esperti più qualificati che hanno creato le “barriere” da superare.
Perché dietro a questo “hacking game” c’è una squadra di superesperti in sicurezza tecnologica, consulenti di tutte le principali organizzazioni di lotta alla criminalità informatica nazionali ed internazionali, che costituiranno una vera e propria “situation-room“, un centro di controllo superprotetto e inaccessibile anche fisicamente, dove non solo saranno definite le barriere tecnologiche da “hackerare”, ma verranno anche tenuti sotto controllo i movimenti di tutte le squadre.
Tutto si svolge infatti nel più rigoroso rispetto delle regole della privacy e delle tecnologie del quartiere, senza invasione delle strutture esistenti, nè pericoli tecnologici di alcun genere per i cittadini e le strutture che ospitano gli access point.